CASO CLINICO Acidosi lattica associata a metformina
Introduzione
La metformina è un farmaco ipoglicemizzante della classe delle biguanidi ampiamente utilizzato come terapia di prima linea per il diabete mellito di tipo 2 (T2DM2) grazie al suo profilo di sicurezza favorevole e al suo basso costo. Negli ultimi 30 anni l’impego della metformina per il trattamento dei pazienti diabetici con insufficienza renale cronica (MRC) è stato oggetto di controversie ed è tutt’oggi oggetto di dibattito
1. Recentemente alcuni studi hanno dimostrato che la metformina non solo è una scelta sicura per i pazienti diabetici con insufficienza renale cronica (fino allo stadio G3b sec. KDIGO) ma, oltre ai suoi effetti di riduzione del glucosio, aiuta a ridurre la mortalità cardiovascolare e a rallentare la progressione della malattia renale nei pazienti diabetici con insufficienza renale
2,3.
Ciò nonostante, l’utilizzo della metformina nei pazienti con insufficienza renale cronica è gravato da una, seppur rara, grave complicanza: l’acidosi lattica associata a metformina (MALA).
Il trattamento della MALA mira alla correzione dell'acidosi grave e all'eliminazione dell'eccesso di farmaco, mediante terapia di supporto e, quando necessario, si deve ricorrere anche alla terapia renale sostitutiva.
Presentiamo un caso di intossicazione da metformina, in una paziente con riacutizzazione di malattia renale cronica su base pre-renale (gastroenterite acuta), con sviluppo di grave acidosi e solo un lieve aumento del lattato sierico, che hanno richiesto l’inizio della terapia sostitutiva renale.
CASO CLINICO
Una donna di 71 anni con T2DM, ipertensione, dislipidemia e senza storia di insufficienza renale cronica avanzata (creatinina sierica basale sCr 1 mg/dl) si è presentata al pronto soccorso (PS) del nostro ospedale con un quadro caratterizzato da oliguria, nausea, vomito e astenia ingravescente presenti da almeno tre giorni. Nonostante fosse a malapena in grado di mangiare e bere, a causa della nausea e della perdita di appetito, riferiva di aver assunto tutta la terapia domiciliare tra cui: valsartan 40 mg due volte al giorno, metformina 1000 mg due volte al giorno e insulina glargine. La paziente ha negato l’assunzione di qualsiasi altro farmaco non compreso nella usuale terapia domiciliare, come ad esempio antinfiammatori non steroidei (FANS) e anche l’impiego di qualsiasi altra sostanza di natura parafarmaceutica.
In PS i parametri vitali erano nella norma, salvo modesta iperglicemia (213 mg/dl), iperkaliemia (K 6 meq/l) e funzionalità renale alterata (sCr 11 mg/dl, s-urea 213 mg/d). L'emogasanalisi mostrava: lattato 2,26 mmol/l (v.n. < 2,2 mmol/l), bicarbonato 16 mmol/l, pH 7,3, anion GAP 20 e ipocapnia compensatoria con un quadro indicativo di acidosi metabolica a gap anionico elevato (EAGMA).
All'esame obiettivo la cute e le mucose si presentavano asciutte mentre la restante obiettività clinica era irrilevante con reperti ai limiti di norma al torace, al cuore e all’addome.
In PS è stata iniziata terapia di supporto con infusione endovena (e.v.) di cristalloidi associati a terapia diuretica e.v. ad alte dosi (furosemide 80 mg in bolo seguita da 500 mg nelle 24 ore). È stato posizionato un catetere vescicale per quantificare l’output urinario. Dopo l’iniziale osservazione la paziente veniva quindi trasferita nella nostra U.O. per la prosecuzione dell’iter diagnostico e terapeutico.
Appena presa in carico è stata immediatamente interrotta la somministrazione di metformina e di altri potenziali farmaci nefrotossici. Per la persistenza di anuria e il peggioramento sia dell'acidosi (pH 7.2) che della funzionalità renale, in seconda giornata è stata avviata terapia sostitutiva della funzione renale mediante emodialisi intermittente (IHD).
Nel corso della degenza sono state indagate tutte le possibili cause di danno renale acuto (AKI) anurico, associato a iperkaliemia ed EAGMA. Gli accertamenti ci hanno permesso di escludere un danno renale acuto da malattia glomerulare primitiva o secondaria a malattia autoimmune sistemica (VES, PCR, C3, C4, ANA, ANCA, sedimento urinario tutti neg. o nella norma). I marker neoplastici e i marker HCV-HBV-HIV sono risultati anch’essi tutti nella norma. E’ stato possibile escludere anche che l’acidosi ad elevato anion gap fosse secondaria a ingestione di esotossine (es. alcool, farmaci, glicoli).
L'unico riscontro alterato è stato il reperto di una concentrazione sierica di metformina pari a 7 mcg/ml, al di sopra dell'intervallo terapeutico del farmaco (1-2 mcg/ml).
Per ragioni logistiche il campione di sangue, su cui è stato effettuato il dosaggio del farmaco, è stato prelevato dopo la prima IHD e, come si può vedere, nonostante ciò era ancora al di sopra del limite di riferimento superiore. A causa della dializzabilità del farmaco il dato era pertanto fortemente suggestivo di livelli di metformina nel sangue ancora più elevati prima del trattamento dialitico.
Al fine di ottenere la completa normalizzazione del pH ematico e della concentrazione sierica di potassio e metformina (K 4 meq/l; metformina < 1 mcg/ml) si è reso necessario sottoporre la paziente ad un’altra seduta di IHD.
Grazie alla risoluzione dell'acidosi e alla rimozione dell’eccesso di metformina si è assistito alla ripresa della diuresi e ad un lento ma costante miglioramento della funzione renale. Entro la settima giornata la sCr era tornata ai livelli abituali (1,2 mg/dl). Alla nona giornata di degenza la paziente veniva dimessa al domicilio senza nessuna complicanza e con la ripresa della consueta terapia farmacologica.
DISCUSSIONE